Peace of mind

septiembre 24, 2014 § Deja un comentario


Mi mente está en calma, mientras mi cuerpo yace sobre mi cama mullida en posición fetal. Experimento ese estado maravilloso de duerme-vela caracterizado por el no-pensar, que naturalmente me es dado sólo tras muchos ciclos de tiempo. El sonido de unas pocas gotas de lluvia repicando, la primera brisa del alba y la sensación de descanso son agradables. La paz interior es no necesitar nada más. Quien tiene paz lo tiene todo. Las confusiones de las partes más nobles del cerebro no se hallan todavía activas. Pero su actividad no tardará en aparecer. Algo más tarde que de costumbre, pero sí. Al menos, mi implacable córtex prefrontal, donde reside la función ejecutiva cuya sola existencia me martiriza continuamente, parece, por un día, haberse olvidado de despertarse del todo al tiempo, y, con ello, de sumirme a mí de nuevo en la avidya, es decir, en la ignorancia que produce el sufrimiento. Mientras comienza a armarse contra mí para arrebatarme la paz, contra ese estado natural que bien podría ser un pálido reflejo de lo que los indios llamaran samadhi, escribo estas líneas, mientras comienzo a tener la mala señal procedente de lo que los sabios y entendidos de esta parte del mundo llaman estado natural de la conciencia, la vela. Como el guerrero que percibe a lo lejos ya el peligro del ejército enemigo, sé que la sensación que produce la calma no será duradera, y la paz me será, como siempre, arrebatada por la actividad del córtex prefrontal: con el torbellino simultáneo de pensamientos pasados, presentes y futuros que los antiguos yoguis llamaban chittavritti y nosotros, seres superiores instrumentales, procesos mentales productivos. Lo malo no será contemplarlos con distancia, sino tener que rendirme ante ellos y, con o por ellos, observar mi existencia terrenal y mis exigencias espirituales cristianas: ambas, con miedo, con angustia  y con llanto. Me pongo en la presencia de Dios. Pero Él, como en la mejor tradición protestante, guarda silencio. Es mejor eso a que se exprese por medio del sufrimiento, como enseñan algunos sabios y entendidos de este mundo y hombres de bien. Mi Dios es el Dios de una Misericordia si límites, “asombro para los santos e ininteligible para los ángeles”, según las Letanías de la Divina Misericordia; El que comprende la debilidad de la condición humana y la justifica por su Amor, mostrando con ello también su humanidad. A él me encomiendo con el terrible Salmo de David: “¿Se escucha tu nombre en el país de los muertos?” Pero, “¿por la mañana irá a tu encuentro mi súplica”? Misericordia, Dios mío, por tu bondad. Guíame Tú, pues mi cruz es demasiado pesada. Buenos días.

Anuncios

Who are the enemies of Pope Francis? Vatican increases security measures due to ISIS Terror. Meanwhile, the Church needs urgently a new “aggiornamento” to boost its credibility

septiembre 20, 2014 § Deja un comentario


http://www.iltempo.it/esteri/2014/09/20/l-isis-minaccia-il-vaticano-controlli-raddoppiati-a-s-pietro-1.1312658

 

To Evil’s victory, it is enough that the good people do not make nothing (Burke)

Siembra vientos y recogerás tempestades (Proverbio anónimo)

 

Scrivo questo post, preoccupato per la vita e l’ integrità di uno dei migliori Papi che Dio ci ha dato negli ultimi cento anni, in lingua italiana, perché è la lingua ufficiale, assieme al latino, della Santa Sede, in considerazioni ai miei seguitori dall’ Italia, credenti e non credenti, e perché credo possa essere seguito anche dallo spagnoloparlante colto.

Coloro che vorranno trovare in questo post una ferma condanna al terrorismo islamico non la troveranno. Non perché io non condanni la crudele follia dell’ ISIS, alimentata in buona parte da una politica estera degli Stati Uniti imperalista a ancora basata sulla logica del Far West, ma perché questa condanna sta essendo utilizzata da lobbies conservatori per difendere qualsiasi mezzo di lotta contro il terrorismo. Sicuramente una política piú comprensiva con la situazione del popolo palestinese, basata sull’ intesa, l’ accordo diplomatico con il legittimo Stato di Israele e una politica chiara di investimento per l’ educazione e per la coesistenza pacifica nel rispetto alla diversità non avrebbero reso il terreno cosí facile alla semina dell’ odio che scaturisce dalla paura e dalla incomprensione della cosiddetta “societá internazionale civilizzata”, e da una Europa immatura la cui política estera sembra essere ancora irremissibilmente legata alla logica della guerra fredda, nella quale la “sinistra” equivale ad appoggio incondizionale al popolo palestinese, anche ai terroristi, e “destra” equivale ad appoggio internazionale allo Stato d’ Israele, anche al suo terrorismo di Stato. Mentre i “pseudointelletuali” europei si dibattono ancora su tali termini, a maggior gloria dei loro leader politici o giornalistici, molti siamo stanchi della politizzazione, nel peggior senso del termine, e nel liguaggio piú oscuro, basso e interessato, di ciò che è una vera e propia catastrofe umanitaria in Medio Oriente, alimentata dal circolo dell’ odio tra estremisti sionisti e fondamentalisti islamici di Hammas. In questo contesto viene fuori lo Stato Islamico, assieme alle declarazioni degli screditati leader iracheni e iraniani, i quali, como i leader dell’ Arabia Saudita, per contentare a tutti, e soprattutto il loro alleato supremo, il Governo Federale degli Stati Uniti di Norteamerica, con il Presidente Obama in testa, colpevole, como egli stesso ha riconosciuto, di tortura. La situazione è prebellica a livello mondiale, e gli atteggiamenti sia dal lato del “mondo libero”, sia dal lato islamico non sembrano troppo pacifici. Siamo, como ha detto il Papa, in una situazione di guerra mondiale “a pezzetti” (a trocitos). Adesso pare che –secondo fonti giornalistiche all’ uso, e quindi, che meritano la stessa credibilità dei leader o del pensiero unico degli Stati ai quali servono, sarebbe il Papa sotto il punto di mira degli islamisti. Propio la figura internazionale che piú ha pregato per la pace, che piú ha denunciato che un mondo dominato dalle regole del mercato e dalla volontá dell’ Occidente non è sostenibile né giusto, che bisogna trovare una soluzione per la pace in Oriente Medio che non passi per negare la giustizia che legittimamente appartiene sia a israeliani sia a palestinesi. Forse è vero, ma queste minacce, come si usa dire colloquialmente, non me la contano giusta. Se fosse stato Obama ad essere stato minacciato sarebbe stata una cosa diversa. E forse, ma dico soltanto forse, non è stato cosí perché anche egli ha deluso una buona parte del suo elettorato e si è messo da parte del “conservative law and order”. Una volta piú, le oscure e criminali agenzie di sicurezza degli Stati Uniti, la NSA, la CIA, hanno fatto quello che hanno voluto, alimentando l’ isteria collettiva cui é tanto ricettiva la popolazione media americana ed hanno colpito anche l’ integrità del Presidente eletto dal popolo, e che dovrebbe governare per il popolo. Cinquanta anni fa, in un discorso tenuto dal suo compagno di partito il Presidente J. F. K., ucciso in strane circostanze, gli assistenti alla conferenza tenutasi  all’ Università di Columbia, D.C. con occasione dell’ apertura dell’ anno accademico, ascoltarono como il loro Presidente cattolico, dopo aver messo fine a quella che fu forse la crisi piú grave della Storia dell’ uomo sulla terra, poiché potrebbe aver portato l’ Umanità intera alla distruzione nucleare, dichiarava di non volere una “pax americana” basata sulla assoluta egemonia degli Stati Uniti, ma di una vera pace nell’ interesse comuni di tutti i popoli e di tutti gli Stati, compresa l’ Unione Sovietica, “because everybody  live in the same planet, everybody breath the same air, everyone take care of the future of their children and, at least, everybody are mortals”.

La fiducia nella Provvidenza e nella presenza di Cristo risorto, assieme al Suo spirito, è la miglior sicurezza per il Papa, a guida della sua Santa Chiesa. Noi preghiamo a lungo il Papa, affinché non venga sconfitto dai suoi nemici sia interni sia esterni, ed affinché Dio muova i loro cuori nella direzione dell’ Amore. Nemici del Papa non appartengo soltanto a movimenti fondamentalisti islamici como lo Stato Islamico, ma ce ne sono anche dentro la Chiesa Cattolica. Coloro che disprezzano il Papa e la sua attività volta ad avvicinare la Chiesa ai poveri, ai disperati, agli emarginati di questo mondo, e lo fanno sotto le vecchie insegne di una Chiesa imperiale malintesa, basata sull’ ornato, la condiscendeza o la collaborazione, attiva od omissiva, con il potere civile, non fanno altro che ostacolizzare la lavore di evangelizzazione affidata dallo Spirito Santo al legittimo successore di San Pietro. Questi, tanto affetti all’ autorità come concetto, disprezzano l’ autorità concreta di colui che incarna nel momento presente il potere delle chiavi affidato da Gesú stesso alla Sua Chiesa, cuando non conviene loro. Per no contare i numerosi gruppi settari norteamericani che costituiscono la base sociológica di una buona parte dell’ elettorato del Partito Repubblicano. Fra di loro ci sono i lefrebviani presumibilmente “reabilitati” da Benedtto XVI, i tridentini preconciliari e molte settte e persone paranoiche che vedono nella Chiesa soltanto un cumulo di riti e liturgie senza Spirito, senza condivisione con il prossimo e senza il messaggio autentico di Gesú, il Quale, essendo il piú grande ed innocente, si abassò e fu contato fra i peccatori proprio per la nostra salvezza. Ma noi, che siamo tutti peccatori, compresi quelli che non riconoscono il loro peccato in nome di una presumibile condizione di “cittadini di legge ed ordine” dobbiamo seguire il messaggio di umiltà che scaturisce da una lettura sincera, anche la piú semplice, del Vangelo, il cui seguimento si manifesta otre che nella preghiera, negli atti di Misericordia, anche corporali, per il prossimo, come ci ricordava il Vangelo sulle beatitudini della Messa di prima di ieri, venerdí 19 settembre del 2014.

Sono dell’ opinione che il Vaticano debba conservare il suo potere temporale guadagnato storicamente attraverso giusti titoli di proprietà. cosí como il suo particolare status giuridico internazionale. Ma i beni e i poteri temporali della Chiesa devono essere intesi soltanto como servizio alla comunità umana, dove la Chiesa debe svolgere la sua opera di evangelizzazione attraverso la preghiera, i testimoni di fede, la sua presenza sacramentale, ma anche mediante l’ aiuto e il sostegno temporale. Soltanto attraverso le Missioni Pontificie arrivano ai paesi piú poveri miliardi di euro che contruiscono non soltanto alla costruzione di chiese, ma anche a promuovere la justizia sociale e la carità nei territorio piú poveri della terra, laddove né gli Stati, né gli organismo intermedi, né le NPO, né la propria Croce Rossa, riescono a paliare la situazione di miseria estrema patita dalla popolazione. E lá ci vuole un aiuto massivo proveniente proprio dalla Chiesa come portatrice di un messaggio di speranza ragionevole. Non si può -oppure é molto meno effettivo- parlare di Gesú e delle beatitudine, o degli atti di Misericordia corporali cui si riferisce Nostro Signore in Mt 27, per esempio, senza offrire a chi è estenuato dalla fame da intere settimane un pezzo di pane, acqua, e tutti i beni necessari per il suo decoroso sostegno. Proprio su questo punto, ed anche a rischio di essere malinterpretato, oggi piú che mai la Chiesa cattolica debe avere un patrimonio economico e un potere temporale e diplomatico il quale, seppur sui generis, le consenta di arrivare là dove l’ azione degli Stati e delle NGU non arrivano, e le consenta pure di mediare, como storicamente ha sempre saputo fare, nelle controversie fra gli Stati allo scopo di raggiungere fini condivisi da tutta la comunità internazionale, come la justizia, la pace, o la lotta contro la miseria. Oggi piú che mai, la Chiesa Cattolica è investita da una auctoritas e da una opinio iuris riconosciuta informalmente dalla comunitá internazionale che le può consentire una collaborazione piú efficace con le autoritá civil nel conseguimento degli obiettivi di rendere migliore il mondo. Il crollo delle ideologie e la palese menzogna sulla quale sono edificati gli Stati moderni -il potere del popolo- sono ormai noti a tutti: chi comanda sono i poteri finanziari, indipendenti dagli Stati, sottratti ai loro classici poteri “formali” e ai quali gli Stati, soprattutto quelli occidentali, di tradizione cristina, rendono colto. Sono, in parole del propio Pontefice, le “economie idolatriche” quelle che rendono il mundo. Esse sequestrano oggi sorta di potere minimamente democratico, onde per molti di noi hanno perso quella legittimità di origine proclamata dai classici e che fondava l’ autorità democratica del potere civile proprio nel contratto sociale. In questa situazione, nella quale il potere civile -comprese le Nazioni Unite e, soprattutto, le istituzioni di Bretton Woods, non avrebbe nessuna autorità -legittima, si intende- “se non fosse stata loro concessa dall’ alto” (cfr. Gn 19, 11), soltanto una instituzione como la Chiesa Cattolica, nella misura in cui esprima la sua particolare autorevolezza mondiale nel linguaggio e nelle forme dell’ autenticità, e non dell’ imposizione, una istituzione aperta al dialogo ecumenico e al dialogo con il potere civile, sia esso formalmente democratico o non democratico, una Chiesa amministratrice dei beni di questo mondo ma che non é del mondo –una Chiesa che, pur non essendo del modo, deve agire in questo mondo, perché fu in questo mondo, con tutto il suo peccato e la sua miseria, per il quale morí Nostro Signore-, non può disintendersi della sofferenza materiale della gente. Eppure, non dobbiamo confonde la Chiesa con il Regno di Dio: la Chiesa è pur sempre uno strumento, preziosissimo, attraverso la quale si manifesta l’ azione di Gesù e dello Spirito Santo, di tutta la Trinità, nel mondo, attraverso la preghiera, le opere di misericordia, e, soprattuto e in maniera fondamentale, per volontà expressa di Gesucristo, attraverso il miracolo della sua sacramentalità. A questo punto… come sostenere al contempo la neccessità di una Chiesa povera, non soltanto ni Spirito, ma anche nel materiale, e del potere temporale della Chiesa? Nella linea sostenuta da vari teologi del Novecento, con particolare sensibilità sociale, ciò è possibile se i responsabili dell’ amministrazione vaticana e di tutti gli istituti cattolici praticano il distacco tra la volontà di possedere e il fatto di possedere, nel nome dei valori che essi vogliono e devono perseguire: che la ricchezza della Chiesa Cattolica serva come strumento o come destino finale per lenire la sofferenza del prossimo, sia materiale sia spirituale. La pratica del distacco, comune a tante religioni attuali e scomparse sulla terra, è stata practicata da molte persone di buona volontà, cristiani oppure di altre religioni, i quali, non hanno semplicemente lasciato tutto a i poveri, ma si sono riservati la amministrazione anche durante anni, creando fondazioni, monti di pietà ed altri istituti benefici. Ma ad una condizione: essi hanno cambiato radicalmente il loro rapporto funzionale fra le proprie ricchezze (l’ avere) e la percezione del proprio io. Come esempio del fatto di un tale atteggiamento può essere riscontrato in altre religioni millenare, nel tardo buddismo, il ramo meno rigoristico del Buddismo scolastico, raprresentato dalla Bhagavad-Gita, non richiede la rinuncia al mondo, a se stessi e ai beni temporali -como nemmeno una tale richiesta è pienamente soddisfatta del proprio Buddha e da molti suoi autorevoli discepoli-, ma si accontenta con il mandato di trasformare  in sacrificio le proprie azioni, rinunciando ai loro frutti -che vanno cosí a beneficiare gli atri o Dio-, rompendo in questo modo la ruota karmica del pensiero indiano responsabile della schiavitú operata da noi stessi e dalla interminabile catena di azioni-conseguenze que determineranno, a sua volta, il ciclo delle reincarnazioni. Invece, sacrificando i frutti (buoni, si intende) delle proprie azioni l’ uomo si libera da una delle cause del dolore che lo lega a questo mondo, l’ ansia di possedere, e puó giungere, senza necessità di grandi processi meditativi o ascetici, alla “liberazione”.

Ora, tornando al cristianesimo e alla Chiesa Cattolica, possiamo ritrovare elementi comuni di queste idee, le quali devono ovviamente essere contestualizzate, nel comportamento di grandi santi e sante della Chiesa. Mi piacerebbe avere un dialogo con Giovanni Papini su questo punto, piché egli fu molto duro sulla questione della accumulazione delle ricchezze da parte della Chiesa, ma si dichiaró anche “medievale” (cfr. La scala di Giacobbe). Tornando al punto di partenza, credo sinceramente che siamo entrati in una nuova era dal punto di vista político ed economico, ma non alla leggera o “light”, como sostengono i raprresentanti dei cerchi new age, ma proprio pero la assenza di un potere civile forte che ha caratterizzato sia l’ Antichitá (l ‘ Impero), sia l’ Etá moderna e parte di quella contemporánea, al meno fino alla comparsa della cosiddetta “postmodernità”. Le istituzioni piú politiche delle Nazione Unite -e con questa precisione voglio mettere a salvo da questa analisi critica le principali istituzioni della “famiglia” delle NU, quali la FAO, l’ UNESCO, l’ UNCTAD, l’ ACNUR, l’ OMS e molte altre, che svolgono una importantissima funzione di “coscienza critica” della comunità internazione- non valgono piú, rispecchiano ancora i vecchi rancori della Guerra Fredda. E accanto all’ ONU istituzioni che dovrebbero reggere con giustizia i rapporti economici e finanziari fra le Nazioni per migliorare le condizioni di vita delle persone, non fanno altro che servire gli interessi delle grandi corporazioni economiche e finanziarie multinazionali. In questo contesto internazione, l’ attività istituzionale della Chiesa Cattolica può essere efficace se si fonda sull’ apertura alla società internazionale, soprattuto ai paesi piú poveri, e tende loro la mano, como oggi ha espresso il Presidente dell’ Albania al Papa. Ma é soltanto nel Vangelo di Gesù dove la Chiesa debe ritrovare continuamente la forza che viene dall’ Alto e che le da la sua indistinguibile autorevolezza, nel senso di autenticità. E da questa Fonte senza fine la Chiesa debe saper portare, anche institucionalmente, oltre al messaggio evangelico di speranza nella nuova vita regalataci da Gesú, l’ esempio della sua prassi concreta attraverso le opere di beneficenza, protezione e rifugio. Anche facendo valere la sua riconosciuta autorità internazionale come Santa Sede, sapendo che é sempre assistita dallo Spirito Santo secondo la promessa di Gesú, e mettendo a lavorare tutte le sue forze umane, materiali, istituzionali, giuridiche, mediatrici e diplomatiche al servizio di tutti gli uomini, specialmente dei piú deboli ed emarginati della Terra. Affinché loro possano sentirsi assistiti dalla comunità di vita che è la Chiesa e, dinanzi al mondo, possano anche mettersi a rifugio, come si diceva anticamente, “in sacro”, dove nessuna autorità umana né nessun potere civile oserrebbe toccarlo, perché sono i figli prediletti di Dio, coloro che sono stati rifiutati, per azione o per omissione colposa, dalla nostra società ipocrita. Come lo furono gli ebrei e gli altri  uonini, donne e bambini perseguitati dal nazismo e dal comunismo in molte Chiese, anche con l’ aiuto -oggi dimenticato- di molti paesi neutrali o non belligeranti.

Preghiamo dunque per il Papa. Affinché egli sappia gestire con umiltà, saggezza, intelligenza e lungimiranza, assistito dallo Spirito Santo, il Tesoro che gli è stato affidato da Gesú: la Santa Chiesa Cattolica. Perché sappiamo che le porte dell’ inferno non prevalebunt. Cristus vincit, Cristus regnat, Cristus imperat. Benedicat omnes gentes omnipotens Deus. Amen.

 

Madrid, a 21 settembre del 2014, Festività di San Matteo Apostolo ed Evangelista

 

Per: Dott. ric. Pablo Guérez Tricarico

Signed by.: Pablo Guérez Tricarico, PhD

 

I. H. S.

A. M. D. G.

 

La plaza San Pedro ha reforzado las medidas de seguridad.
preview.msn.com
Licencia de Creative Commons
Who are the enemies of Pope Francis? Vatican increases security measures due to ISIS Terror. Meanwhile, the Church needs urgently a new “aggiornamento” to boost its credibility by Pablo Guérez Tricarico, PhD is licensed under a Creative Commons Reconocimiento-NoComercial 4.0 Internacional License.

Movilización climática de los pueblos

septiembre 20, 2014 § Deja un comentario


Sobre la movilización climática.
No soy experto en cambio climático, pero como ciudadano y como persona comprometida con el mundo y con la sociedad he podido aprender algo sobre este fenómeno en los últimos años. Básicamente, lo que todos sabemos y algunos intentan justificar incluso con argumentos científicos diciendo que no es para tanto. Pues mientras no sea para tanto, el nivel de las aguas provocado por el deshielo de las superficies heladas crecerá lo suficiente como para que, en tres o cuatro décadas, en varios países del norte de Europa, Asia y América, el mar vuelva a ganar el terreno que la aparición de la vida en el Planeta y los cambios geológicos le quitaran hace millones de años; para que las temperaturas y el efecto de la radiación ultravioleta siga creciendo y alterando el hábitat natural de los ecosistemas en buena medida responsables de que nosotros, los hombres, los animales más peligrosos de la Tierra según el Guinnes de los Records, podamos seguir esquilmando los pocos recursos que quedan en la biosfera fundamentalmente para hacer negocio con ellos y, con ello, cerrarnos las puertas a nuestra propia supervivencia como especie. A mucha gente le da igual, porque no piensa de aquí a treinta años, y le da igual que le dejemos a nuestros hijos un mundo sin bosques, sin alimentos naturales sin recursos mientras les reprochamos que pasen demasiado tiempo ante videojuegos de realidad virtual. Si las cosas no cambian, lo virtual será poder realizar en el futuro un sencillo paseo en bici o a pie por el campo, o simplemente cultivar la tierra, único recurso de millones de personas excluidas de la economía de consumo y de las necesidades impuestas por un capitalismo inflexible. En cualquier caso, cualquier experto sobre cambio climático, ya sea físico, biólogo, bioquímico, geólogo, ecólogo, periodista o simplemente un ciudadano bien informado podrá hablaros mejor de la realidad de este fenómeno. En cuanto a la responsabilidad que debamos asumir ante él, no les toca a los científicos definirla, sino a la sociedad, a los políticos y a las personas a las que algunos concedemos autoridad. Los científicos, desde su parsimonia y humildad, simplemente advierten, pero el cambio lo debemos dar nosotros, comenzando por cosas tan aparentemente inútiles y pequeñas como el reciclaje o la separación de basuras. A lo mejor será lo máximo que podamos hacer para “salvar al Planeta”, y, con ello, salvarnos a nosotros mismos como especie consciente, es decir, especie con el enorme poder evolutivo de cambiar radicalmente su entorno. Conservando y fomentando los ecosistemas que sabiamente regulan los ciclos naturales que hacen posible la vida en la tierra o destruyéndolos. Está en nuestras manos.
Abandonemos pues ya nuestra concepción trasnochada, propia también de buena parte de las personas que se declaran cristinas, de interpretar el mandato bíblico de “llenad la tierra y sometedla” (Gn 1, 19). Dicho pasaje debe ser interpretado -y aquí pretendo echar mano de mi pobre conocimiento teológico-, en el sentido de una encomienda. Somos administradores de la Creación, de la cual nos podemos servir para nuestros fines lícitos, pero no nos es dado hacer lo que queramos y, mucho menos, destruir el mundo y nuestra propia presencia física en él antes de que el designio del Creador en tal sentido -el Apocalipsis o fin de los tiempos- tenga lugar. Y deberemos de responder de los vertidos, de las contaminaciones, del uso imprudente de la energía, de los desastres ecológicos provocados por la codicia del hombre y por sus guerras inútiles.
En ciertos ambientes corre el rumor de que el papa Francisco va a sacar dentro de poco una encíclica sobre la cuestión ecológica, cuyo entendimiento, como argumentaré enseguida, no puede desligarse del compromiso con nuestros congéneres y con nuestras generaciones de vida, especialmente teniendo en cuenta la calidad de vida de las personas más pobres y desfavorecidas del planeta, que son la inmensa mayoría.
Si bien la cuestión ecológica no fue tratada expresamente en las encíclicas sociales de los años 60 y 70, las constantes referencias que en ellas, así como en las declaraciones conciliares del Vaticano II encontramos al destino común universal de todos los bienes y de los recursos naturales de los que se extrae la “riqueza” de la economía productiva, el constante mandato de repartirlos en justicia y en caridad entre todos los hombres, así como la necesidad de revalorizar la agricultura, sobre todo en los países menos desarrollados, y el comercio justo entre los recursos de esos países y los llamados “países desarrollados”, lo que suponen, a mi juicio, pequeñas semillas de lo que posteriormente sería incorporado al Catecismo de la Iglesia Católica en su doctrina sobre el séptimo mandamiento y el respeto a la integridad de la Creación. Hace siete siglos, santos como el propio San Francisco de Asís advirtieron la necesidad del respeto y la comunión del hombre con el resto de la Creación -“pues vio Dios que era bueno” (pasaje repetido varias veces en el primer Capítulo del Génesis-.
Sin embargo, la falta de desarrollo dogmático de una cuestión de suma importancia en la actualidad en la teología oficialista posconciliar se debió probablemente a la priorización de otros asuntos más ligados a la defensa del poder geoestratégico de la Iglesia Católica en su lucha contra el socialismo real, a través del reforzamiento de la moral personal y familiar. Las cosas, sin embargo, si tenemos en cuenta el espíritu evangélico, el propio espíritu del Concilio y las declaraciones de varios teólogos sobre la importante responsabilidad del hombre en la administración del patrimonio común representado por la biodiversidad del planeta, deben motivar pronto declaraciones de los máximos líderes eclesiásticos, sobre todo teniendo en cuenta el tiempo transcurrido desde las primeras declaraciones conciliares progresistas, en éste y en otros terrenos a mi juicio inseparables de éste como la cuestión social, el reparto de la riqueza y la redefinición de las necesidades, de las relaciones de riqueza y de poder entre los hombres y los pueblos y del papel de la propia Iglesia en el mundo. Por otra parte, los efectos científicamente comprobados producidos por el cambio climático debe conducirnos a tomar una postura activa de lucha contra los hombres y las corporaciones que anteponen sus intereses o los de sus empresas al interés común de la conservación del medio ambiente. Tampoco una suerte de “regeneración espontánea” o adaptación evolutiva de la Tierra a los cambios realizados por el hombre justifica los graves atentados producidos al medio ambiente, y éste, si bien es verdad que ha logrado adaptarse, a diferente escala, a durísimas condiciones impuestas por la industrialización humana, lo ha hecho pagando un peaje ecológico incalculable y, desde luego, no deberíamos extrañarnos que las adaptaciones de la tierra al comportamiento hostil provocado por el hombre tengan un límite moral para el propio hombre. Bastantes avisos nos está ya dando la naturaleza, sobre todo tras la verificación de la paulatina destrucción de la capa de ozono o la finalización del deshielo, de hace apenas un par de años, de Mar de Bering y de buena parte de las banquisas del Ártico, lo que ha provocado, además de la apertura de nuevas vías de navegación, una justificada alarma sobre los efectos que, a más corto plazo de lo que pensamos, puede tener la subida del nivel medio de las aguas. Por poner solamente un par de ejemplos.
Por otra parte, ni qué decir tiene que la defensa del ecologismo que promuevo es una defensa que no puede ser desligada de la defensa de los hombres y de las poblaciones más pobres del planeta, de aquellos cuya subsistencia depende exclusivamente del cultivo y de la exportación de materias primas cuyos precios son abusivamente fijados en los países occidentales. En este sentido, no defiendo un ecologismo “de ricos” y “para los ricos” basado en primar la calidad de vida de la clase media acomodada frente a la situación, enormemente desventajosa, de miles de trabajadores industriales, promoviendo soluciones “inmediatas” del estilo de “cerrar de inmediato determinadas fábrica o centrales energéticas”, sino una concepción del patrimonio ecológico como un patrimonio común cuya riqueza, en forma de energía, vida y posibilidad de sustento debe llegar a toda la Humanidad. Para mí, o el ecologismo es “humanista”, o sencillamente no tiene sentido como problema moral, ya que, siguiendo el propio razonamiento de varios ecologistas “extremistas”, si el hombre no contribuye a dar marcha atrás en su desenfrenada carrera hacia una producción insostenible, será la propia naturaleza la que le barrerá del mapa de la tierra. Y la vida volverá a resurgir, probablemente, desde las bacterias, o las recientes algas “resistentes” al cambio climático recientemente descubiertas. Desde la perspectiva que aquí pretendo sostener, la defensa del medio ambiente y la lucha contra el cambio climático no puede desligarse de la defensa por la garantía de unas condiciones de vida digna de los hombres y de las generaciones futuras a las que dejaremos este planeta, el único que habitamos, por el momento, como herencia. Po ello, permitamos que la herencia medioambiental que dejamos a nuestros hijos, a nosotros mismos y a y nuestros congéneres, y especialmente a los hijos de las personas más desfavorecidas -los cuales, previsiblemente, según la tendencia de nuestra economía idolátrica y sumisa al Dios dinero y al cortoplacismo de la ganancia inmediata seguirán siendo, si cabe, personas más desfavorecidas que sus padres- sea una herencia llena de deudas.

Fdo.: Pablo Guérez Tricarico, PhD
Doctor en Ciencia Jurídica por la Universidad Autónoma de Madrid
Candidato independiente por la lista de “Los Verdes” a las elecciones municipales de 2003 a concejal por la localidad de Tres Cantos y miembro del Partido de “Los Verdes” y Delegado por Madrid en la Asamblea General de dicho partido desde 2007 hasta 2009. Miembro de Greenpeace España desde 1993 hasta 2001.

 

Visit: climate.nasa.gov

 

lapieldelabatata

El próximo 23 de septiembre en la ciudad de Nueva York, el secretario general de las Naciones Unidas Ban-Ki Moon será el anfitrión de la “Cumbre climática 2014”, evento en el que dirigentes gubernamentales, instituciones financieras, empresas y organizaciones sociales, se reunirán en torno a una necesidad urgente: anunciar medidas concretas destinadas a reducir emisiones, reforzar la resiliencia al cambio climático y movilizar la voluntad política para llegar a un acuerdo jurídico significativo en París 2015 (cumbre climática). Esta es la primera oportunidad en la que los líderes del mundo se reúnen para discutir sobre el tema desde la llamada “cumbre fallida” de Copenhague en 2009, y nada hace pensar que en esta oportunidad los resultados sean más alentadores. Mejor que esperar esas “medidas audaces” en los discursos de los gobernantes de las grandes potencias, debemos fijar nuestra atención en la que se prevé será la mayor manifestación alrededor…

Ver la entrada original 774 palabras más

Enlace: ¿el antídoto para la decepción?

septiembre 19, 2014 § Deja un comentario


http://preview.msn.com/es-es/noticias/other/el-ant%c3%addoto-para-la-decepci%c3%b3n/ar-BB4C5Xc

 

NOTA TÉNICA SOBRE LA INCORPORACIÓN DE ENLACES AL BLOG. Hasta hace unos días había publicado los enlaces de interés en los widgets de la parte derecha del blog. Comoquiera que éstos se muestran en un formato muy pequeño, e incluso no son visibles para algunos dispositivos, como determinados tablets o smartphones, y de momento no quiero pasara a una edición Premiun del blog -todo esto solo lo hago con 15 euros al año, mucho esfuerzo y dedicación y también entretenimiento-, he optado por incorporarlos como posts en la página de cabecera. Hace no mucho publiqué un enlace sobre el impacto de la crisis en la salud de la población mental española, que seguramente repostearé como entrada.

En cuanto a mi comentario sobre este interesante artículo aparecido esta mañana en la página msn.com, que toma de Europa Press, seré breve: Ojalá el descubrimiento pueda mejorar la vida de mucha gente y contribuya a la que los neurólogos o neuropsiquiatras asuman su responsabilidad de reemplazar a la vieja psiquiatría y su visión reduccionista del ser humano aislada del entorno sistémico y cultural, al tiempo que contribuyan a trabajar, conjuntamente con la psicología científica, en las bases neurofisiológicas implicadas en la conducta humana.

El mito de las clases medias

septiembre 15, 2014 § Deja un comentario


Interesante diagnóstico sobre el fin de la clase media, que explica cómo muchos pasamos, a veces no sin nuestra imprudencia u omisión, carne de cañón de las entidades usureras legalizadas llamadas entidades bancarias, sujetas o no a la supervisión del Banco de España, de ser clase media acomodada -al menos “en potencia” y con expectaivas legítimas perfectamente razonables- a clase media empobrecida. Sin embargo, no puedo compartir la conclusión sobre la vuelta a la “conciencia de clase” de la clase obrera, sencillamente porque esta se encuentra alienada de verdad en unos términos que ni los marxistas más ortodoxos pudieron prever. Bastante tiene que sobrevivir, con evitar que se les eche de sus casas o de su trabajo o con conseguir un trabajo de 400 euros como en los peores tiempos del caciquismo español. Me pregunto si vosotros podríais soportarlo sin tirar la toalla de la “lucha” política. Claro, que la opinión de un Catedrático, figura a extinguir en la Universidad pública española, condenada a extinguirse también debido a la necesidad de amortizar plazas, quizá difiera un poco de la de un simple profesor en paro acreditado para plazas de profesorado permanentes que ahora, tal vez y digo sólo tal vez -las hipótesis contrafácticas nunca me han gustado porque no pueden comprobarse-, sería Profesor Titular si hubiera nacido cinco años antes. Aunque cuando tuve trabajo temporal durante seis años y medio, e incluso beca, nunca abandoné mi sensibilidad social.

Skid Row. Estados Unidos: ¿el país de las oportunidades o de la desigualdad extrema? La otra cara del “american dream”

septiembre 10, 2014 § Deja un comentario


http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2014/09/140813_eeuu_los_angeles_skid_row_indigentes_sin_hogar_jg.shtml

SIMPLIFICACIONES POLITICAS

septiembre 10, 2014 § Deja un comentario


No estoy de acuerdo en todo, pero es un buen artículo sobre el error que supone la atribución al PSOE de todos los males sociales y políticos de la España actual y el “y tu más” del PP.

MartuBlog

Samsung 353Vivimos en una sociedad híper informada e híper conectada. Una sociedad que tiene acceso a cualquier noticia que se produzca en cualquier lugar del mundo casi en tiempo real, contada no solo por los medios clásicos de comunicación, sino también por cualquier usuario de una red social que la esté viviendo en directo. Una sociedad que parece que se ha saturado con tantos datos y que ha decidido quedarse con el mero titular.

Esta semana hemos tenido el enésimo ejemplo de cómo funciona esta simplificación política que tanto interesa a los ricos, los poderosos, los corruptos, los que manejan el cotarro. Felipe González, al ser preguntado por el escándalo del latrocinio de la familia Pujol comenta que la primera impresión que tuvo al oír la noticia es que se trataba de una actuación de cobertura de un padre a sus hijos. No dijo que creía en la honradez de Pujo…

Ver la entrada original 544 palabras más

¿Dónde estoy?

Actualmente estás viendo los archivos para septiembre, 2014 en Victimología social, "blaming the victim", teoría social, religión, Derecho y crítica legislativa.

A %d blogueros les gusta esto: